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L'inquadratura | Cinema - Cristian La Guardia
Indice articolo
Cinema
Le Componenti del Cinema
L'illusione filmica
Nasce un film
Ciclo economico
Ciclo narrativo
Ciclo esecutivo
Il linguaggio filmico
L'inquadratura
Pagina 10

Inquadratura


Il segno tipico del cinema è l' inquadratura; è l' unità minima del linguaggio cinematografico e corrisponde al complesso di azioni e di suoni contenuti tra uno stacco di montaggio e l' altro, quindi al pezzo di pellicola compreso fra due tagli. Sotto l' aspetto stilistico equivale a ciò che la macchina da presa ( m.d.p. ) ci mostra senza soluzione di continuità. Può essere fissa o mobile. Nel primo caso, senza movimento, l' immagine filmica è assimilabile a quella fotografica. Dove rimane invariato l' angolo di campo. Nel secondo caso la m.d.p. si muove seguendo l' azione (movimenti di macchina). L' inquadratura è scelta dal regista, che determina il punto di vista in cui va collocata la m.d.p. , ma non è determinata solo dal regista, perchè anche l' illuminazione è importante e con essa anche il compito del direttore di fotografia. Come per la fotografia numerosi sono i codici tecnico – linguistici, quindi l' inquadratura può variare per:

1) FORMATO DEL FOTOGRAMMA: varia in rapporto alla larghezza della pellicola ( 8, 9.5, 16, 35, 65, 70 mm) e possono essere definiti in base alla loro dimensione geometrica in standard ( altezza 1, base 1,33 ) nel cinema muto la superficie del fotogramma è occupata interamente dall' immagine, mentre in quello sonoro comprende anche la colonna sonora stampata sul lato sinistro panoramico 1,66 ( altezza 1, base 1,66 ) panoramico 1,85 ( altezza 1, base 1,85 ) cinerama che utilizza tre pellicole contigue che proiettano le immagini su un gigantesco schermo concavo ( 146°) cinemascope ( altezza 1 , base 2,35 ) tale dimensione non riguarda direttamente il fotogramma ( stampato sulla pellicola compresso ai lati ) ma solo la sua proiezione su largo schermo leggermente concavo ( 2,35:1),ottenuta tramite un' apposita lente anamorfica.

2) PUNTI DI VISTA: luogo dove viene collocata la m.d.p.. Variato in modo adeguato movimenta il discorso filmico. Questo concetto può essere interpretato in due modi: a) il p.d.v. in senso strettamente spaziale, come posizione della m.d.p. sulla scena; b) il p.d.v. in senso ideologico o sentimentale del narratore che si riflette nelle posizioni della m.d.p.(simpatia per il personaggio, disprezzo,atteggiamento distaccato, etc,).
E' anche legittimo parlare si punto di vista in relazione alla struttura narrativa di un film : cioè, come il racconto può avvenire in prima o terza persona, anche nel cinema si distinguono: un punto di vista oggettivo dove la m.d.p. assume il ruolo di un narratore senza identificarsi in alcun personaggio (ripresa oggettiva); un punto di vista soggettivo (soggettiva spaziale) tutto il racconto si svolge sullo schermo dal p.d.v. di uno specifico personaggio
(caso estremo "Una donna nel lago " di R.Montgomery), sia quando, direttamente o attraverso un flash-back, un personaggio racconta la propria versione dei fatti (ripresa soggettiva) oppure tramite una visione fuori fuoco o l' oscillare della m.d.p. si simula il punto di vista del personaggio ( soggettiva stilistica ). Esiste anche la semi-soggettiva corrispondente ad una inquadratura in cui vediamo un personaggio e ne partecipiamo il suo stato
d' animo mentre la m.d.p. lo segue da vicino

Le posizioni di ripresa che determinano la prospettiva sono determinate da:

- INCLINAZIONE: per lo più con l' orizzontale parallela rispetto ai margini del quadro, ma anche variamente inclinata ,a destra e a sinistra.

- ANGOLAZIONE: p.d.v. della cinepresa che determina l' inquadratura e la classifica in: normale o oggettiva
(cioè con p.d.v. orizzontale in faccia ai personaggi e alla loro altezza): utilizzata con esiti realistici, documentaristici o oggettivanti; obliqua dall' alto utilizzate spesso nel cinema dell' orrore per sottolineare il terrore e lo stato d' animo di impotenza di un personaggio di fronte al pericolo; obliqua dal basso servono per rappresentare stati d' animo estremamente soggettivi o per indurre una sensazione di inquietudine nello spettatore; supina (cioè dall' basso verso l' alto): esprimono il particolare punto di vista di un personaggio o l'incombere di un
pericolo dall' alto; a piombo (cioè dall' alto verso il basso): molo usate nei film musicali ,ma anche per sottolineare l' incombere di un pericolo:

3) CONTENUTO : l'inquadratura è diretta quando rappresenta in modo immediato e realistico persone, oggetti, ambienti. E' invece indiretta quando allude ad una realtà, magari sgradevole e difficilmente rappresentabile.

4)DISTANZA : tra la m.d.p. e la scena rappresentata, secondo una successione di CAMPI DI RIPRESA ( quando ci si riferisce all' ambiente ) PIANI DI RIPRESA( quando ci si riferisce alla figura umana).

Campo lunghissimo ( C.L.L . ) porzione più ampia che si possa inquadrare ; paesaggi con linea d' orizzonte, il soggetto si perde nello spazio dell' inquadratura. Campo lungo ( C.L. ) l' inquadratura abbraccia un' ampia zona in cui il soggetto è ben individuabile ,ma è messo in rapporto con lo spazio circostante ( m.d.p. oltre i 30 m ) Campo medio ( C.M. ) il soggetto domina l' inquadratura , ma ha ancora un pò di " aria" sopra e sotto ( m.d.p. a meno di 30 m ) Campo totale ( C.T. ) tutte le persone che agiscono sulla scena sono comprese nella stessa inquadratura. Figura intera ( F.I. ) il soggetto sfiora i bordi superiore ed inferiore dell' inquadratura. Piano americano ( P.A. ) l' attore è inquadrato dalle ginocchia alla testa. Mezza figura o piano medio ( M.F. o P.M. )
l' attore è ripreso dalla vita in sù. Primo piano ( P.P. ) l' attore è ripreso all' altezza delle spalle, primissimo piano
( P:P:P: ) l' inquadratura delimita la sola testa dell' attore dettaglio o particolare (Dett.o Part) viene ripresa una parte di un corpo o di un oggetto.

5) ILLUMINAZIONE - di fronte, con luce frontale rispetto a ciò che si riprende; - di taglio ,con luce laterale - controluce; - filtrata, attraverso grate, reti, tessuti, etc.

6) MOVIMENTI NEL QUADRO :
- movimento apparente della cinepresa ottenuto con un obiettivo a fuoco variabile: grandangolare ( con angolo di ripresa allargato ), normale ( con campo visivo corrispondente al nostro occhio ), teleobiettivo ( con angolo di ripresa stretto)

- per movimento delle figure

- per movimento della macchina (Camera movement): qualsiasi movimento della cinepresa che concorre a dare profondità e a determinare il ritmo del film: panoramica (è una rotazione prevalentemente orizzontale e ha funzione descrittiva, di ricerca , di relazione o di passaggio intermedio detta a schiaffo, crea un suspense ovvero una forte attesa nello spettatore); carrellata (movimento compiuto dalla m.d.p. lungo un carrello o su altra piattaforma mobile e può essere avanti, indietro, laterale o " in ferrovia ", verticale o " in ascensore ", aereo quando scorre sul soffitto, a seguire quando pedina un personaggio,combinato ); gru ( la m.d.p. viene piazzata su di una gru ed è in grado di spostarsi in tutti i sensi ); dolly (movimento della m.d.p.verso l'alto e verso il basso utilizzando un meccanismo a forma di leva ).

L' inquadratura infine può essere < a fuoco > cioè nitida o fuori fuoco detta < flou > effetto ottico di diffusione dei dettagli dell' immagine sfumando i contorni. Si ottiene con diffusori.

Scena e Sequenza}

Scena

E' definita l' unità spaziale. Può essere composta da una o più inquadrature e termina quando i personaggi, cambiano luogo. Il cambiamento di luogo quindi dà origine ad un' altra scena. La scena è infatti un' unità cinematografica proveniente dal teatro, e come tale ne ha conservato la caratteristica fondamentale , l' unità di spazio.

Sequenza

La sequenza invece è caratterizzata da una fondamentale unità di azione, cioè una serie di atti successivi che fanno parte di un' azione complessivamente unica e può comprendere molte inquadrature ma anche molte scene. Uno o più personaggi possono compiere un' azione trasportandosi da un luogo ad un' altro. La sequenza può essere quindi anche molto lunga.

L' unità di azione è il tratto caratteristico che definisce la sequenza, ed è quindi un elemento di stretta pertinenza narrativa, non teatrale, nè verbale.

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I cenni e le informazioni sopraindicate sono tratte da tecniche, studi e pubbliche informazioni sul cinema.



 
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